martedì 8 marzo 2011
E finalmente Camilleri!
Invece di passare il piccolo ponte di Carnevale in giro per l'Italia, ho cenato da un amico, fido camilleriano, che mi ha prestato un volumetto, "privo di titolo". "Privo di titolo" è il titolo del volumetto.. Beh, ho trascorso un giorno a letto a leggere questo delizioso volumetto e mi sono divertito assai. In particolare le vicende intorno alla questione di Mussolinia mi hanno divertito parecchio. Il rinvio a Mussolinia è d'obbligo. Spero di poter diventare camilleriano pure io: una scrittura così divertente, sapida, ricca e al tempo stesso leggera e profonda. Davvero grande scrittura!
Manuale d'amore 3
Ieri sera ho visto "Manuale d'amore 3". Il bello di questi film non è tanto il tema, la storia, l'intreccio. Il bello è il confronto che si può sviluppare con i "Manuali" precendenti, in particolare per il racconto sociale che ne scaturisce. Questi film potrebbero essere una nuova frontiera del "neo-neorealismo"? Forse sì, ma non tanto per il realismo del racconto (difficilmente le tre vicende si sviluppano davvero così, in realtà), quanto per il profilo dei personaggi: Scamarcio, Verdone e De Niro rappresentano tre tipologie sociologiche di maschio italiano. Tutti e tre con qualcosa da nascondere, tutti e tre con il fantasma nell'armadio, tutti e tre abbastanza scontenti della loro dimensione esistenziale. Eppure tutti e tre, in apparenza, stanno bene: rampante avvocato, affermato giornalista, professore in pensione, con luminosa carriera universitaria. Il "neo-neorealismo" potrebbe partire da queste domande. Cosa non funziona in queste vite? Cosa non funziona nell'individuo di oggi? Cosa spinge i primi due al tradimento (ma Scamarcio non lo confessa, a differenza di Verdone, che viene quindi abbandonato dalla moglie..) e il terzo ad una specie di "tradimento" nei confronti dell'amico? Veramente questa è una società così "infedele"?
domenica 27 febbraio 2011
Due parole sulla scuola (a proposito di Silvio B.)
Rimango senza parole ogni volta che Silvio B. parla della scuola e dei professori "comunisti", tra i quali senz'altro il buon Silvio B. avrà iscritto anche me. Sembra che la scuola sia una riserva indiana, dove frotte di docenti di sinistra cercano di convincere torme di ragazzini confusi (ma dove?) al verbo socialista. Peraltro non è vero: conosco molti colleghi di centro o di destra con i quali collaboro attivamente ad uno scopo comune, la formazione della coscienza dei ragazzi. E con questi colleghi c'è stima reciproca. Allora i casi sono tre: o i docenti di sinistra sono davvero poco efficaci, o non è vero quello che dice Silvio B. Oppure, ed è la conclusione ancora più amara, la scuola non ha più, nella formazione delle giovani generazioni, il peso che può attribuirle un signore che ha passato i settanta da un po'.
Discuto spesso con i miei allievi: discuto di letteratura, di poesia, di storia, ma anche delle cose che accadono oggi, perché quello che insegno deve servire ai miei ragazzi per capire meglio la realtà in cui vivono.A volte il confronto è teso, ma i principi che ispirano il dialogo sono sempre gli stessi e sono condivisi: il rispetto, la libertà, l'educazione. Credo che questi siano i valori che la nostra società dovrebbe coltivare. In realtà, il momento del confronto in classe è una delle cose che i miei ex allievi ricordano con maggior piacere. E ho capito perché: perché l'altro termine dell'educazione dei giovani d'oggi, la televisione, propone tutt'altro. Tutti uguali, possibilmente fighi, abbronzati, boni. Gli altri esclusi. In televisione non c'è il confronto se non in termini di conflitto, il modello è Sgarbi che bercia; l'educazione è intesa in senso molto lato, la libertà, mah.. non so se in televisione esista la libertà.
Se veramente la scuola funzionasse nel senso che teme Silvio B., la società sarebbe senza dubbio meglio di com'è oggi. Ma ahimé la televisione vince. Sempre. E Silvio B. lo sa.
Discuto spesso con i miei allievi: discuto di letteratura, di poesia, di storia, ma anche delle cose che accadono oggi, perché quello che insegno deve servire ai miei ragazzi per capire meglio la realtà in cui vivono.A volte il confronto è teso, ma i principi che ispirano il dialogo sono sempre gli stessi e sono condivisi: il rispetto, la libertà, l'educazione. Credo che questi siano i valori che la nostra società dovrebbe coltivare. In realtà, il momento del confronto in classe è una delle cose che i miei ex allievi ricordano con maggior piacere. E ho capito perché: perché l'altro termine dell'educazione dei giovani d'oggi, la televisione, propone tutt'altro. Tutti uguali, possibilmente fighi, abbronzati, boni. Gli altri esclusi. In televisione non c'è il confronto se non in termini di conflitto, il modello è Sgarbi che bercia; l'educazione è intesa in senso molto lato, la libertà, mah.. non so se in televisione esista la libertà.
Se veramente la scuola funzionasse nel senso che teme Silvio B., la società sarebbe senza dubbio meglio di com'è oggi. Ma ahimé la televisione vince. Sempre. E Silvio B. lo sa.
mercoledì 16 febbraio 2011
Un bacio - Ivan Cotroneo
Oggi ho letto il libro di Cotroneo in un'aula magna piuttosto gremita, nel corso di un'assemblea di istituto. Il tema proposto era l'omofobia "e altre diversità", ho tenuto a precisare. Mi sono piaciuti parecchi interventi di diverse studentesse e di qualche ragazzo, che hanno affrontato la questione in maniera molto matura e consapevole, nel nome del rispetto della libertà. Alcune ragazze sono rimaste commosse. Un collega si è complimentato, una ragazza mi ha chiesto in prestito il libro (ceduto volentieri.. ci mancherebbe!)
Al contrario, sono davvero preoccupato per alcuni miei giovani allievi che non riescono a capire che non è attraverso la negazione del diverso che affermano la propria identità, ma solo attraverso il rispetto e l'accettazione. Probabilmente è una fase, sono ancora giovani. O forse no. E allora saranno condannati ad una vita di rancore, di cattiveria, di odio. Una vita abbastanza triste.
Il dato positivo è stato il confronto, anche se avrei preferito una migliore disposizione ad ascoltare e qualche intervento in più. Comunque è stata un'esperienza incoraggiante.
giovedì 10 febbraio 2011
David Riondino a Este
ieri sera ho visto lo spettacolo di Riondino intitolato "Cavour mon amour"; in realtà a mezza strada tra una lezione spettacolo e una conferenza, troppo breve per essere uno testo unico, tant'è che alla fine Riondino ha letto anche altre cose (tra le quali alcune poesie di un autore a me ignoto, Ernesto Ragazzoni (se ne vuoi sapere di più clicca qui). Peccato, perché alcune cose erano davvero simpatiche, altre davvero interessanti, grazie anche alla verve di Riondino. Forse con un semplice ausilio musicale a spezzare la monotonia e a dare un ritmo un po' più sostenuto avrebbe aiutato lo spettacolo..
giovedì 23 dicembre 2010
L'acqua, un bene prezioso (soprattutto se calda!!!)
Mercoledì 15 dicembre sono rientrato dalla gita e con mia sorpresa non avevo più l'acqua calda: il gelo aveva compromesso il boiler esterno. Sabato un ultimo botto mi ha lasciato definitivamente senza acqua calda (una timida ripresa c'era stata giovedì). Così, da quasi una settimana, rifletto sull'importanza dell'acqua calda, probabilmente perché per lavarmi sono costretto a compiere l'azione antica di scaldare l'acqua nella pentola, proprio come faceva mia nonna, miscelarla con acqua fredda (che per fortuna non manca) e lavarmi prestando attenzione a non sprecare.
L'acqua calda corrente, un simbolo - spesso ignorato, come tanti altri - della modernità.
L'acqua calda corrente, un simbolo - spesso ignorato, come tanti altri - della modernità.
Divine comedy al Lokomotive
alcuni giorni fa ho assistito al più bel concerto della mia vita. Se non il più bello, sicuramente uno dei più belli: Divine Comedy a Bologna. Per chi non lo conoscesse, trova il sito ufficiale qui. Neil Hannon è arrivato con un discreto ritardo, vestito da perfetto clergyman inglese, con borsa di pelle e bombetta, e ha però compensato l'attesa con un concerto di rara bellezza, da solo, al piano e a volte alla chitarra. Ha cantato trasmettendo il divertimento del suo gesto (si divertiva un sacco, era pure un po' bevuto e continuava a versarsi una birra italica, che secondo me non deve aver proprio apprezzato) e divertendo chi era lì (non il pubblico delle grandi occasioni) per lui. A seguire un divertente dj set a base Smiths. Bologna, sempre Bologna!
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